Filomena Di Gennaro: una storia di violenza e rinascita

Incontro toccante su violenza di genere con la testimonianza di Filomena. Esperti spiegano come prevenirla e superare stereotipi.

Personale scolastico

Personale tecnico

0

Il giorno venerdì 10 aprile 2026 le classi 4°A e 4°FL del nostro istituto hanno avuto la possibilità di partecipare all’incontro con il Colonnello Giuseppe Bonadonna, la psicologa Laura Seragusa e Filomena Di Gennaro, testimone impegnata nei progetti di educazione, legalità e contrasto alla violenza di genere nelle scuole. L’incontro è stato strutturato in tre parti: all’inizio è stato affrontato l’argomento dal punto di vista legale grazie al Colonnello Bonadonna, che ha spiegato le procedure penali che si attuano in casi simili e come queste sono cambiate da vent’anni a questa parte. In seguito, dal punto di vista psicologico, è intervenuta la dottoressa Seragusa che ha esposto i principali meccanismi mentali che portano alla violenza in una relazione e come prevenire eventuali rischi. Infine gli studenti hanno avuto l’occasione di ascoltare dal vivo la storia di Filomena Di Gennaro, vittima dell’ex fidanzato. Questa è la storia di una donna che, all’età di 24 anni, è stata costretta all’“ergastolo della sedia a rotelle”, non per un incidente, non per una malattia, ma a causa di un mostro, poiché si è fidata di chi sembrava ovvio fidarsi.
Filomena nasce a Stornarella, in Puglia, con il sogno di aiutare gli altri. Dopo una laurea in Psicologia, trova la sua strada entrando nell’arma dei Carabinieri.
Completa gli studi a Roma, lasciandosi alle spalle la sua relazione con Marcello Monaco, che, per lei, era oramai giunta al termine. Invece, per il suo ex fidanzato, essere lasciato dopo 10 anni di relazione, con tutto il paese che credeva nel loro amore eterno, era impensabile. Non riuscendo ad accettare la scelta di Filomena, Marcello decide di raggiungerla a Roma per un ultimo confronto. La ragazza non riesce a declinare, ma ciò si rivela fatale. Il 13 gennaio 2006 Marcello, dopo essere giunto alla conclusione che non sarebbe mai riuscito a tenerla per sé, decide di puntare contro di lei una pistola e, una volta esclamato: “O mia o di nessuno”, le spara tre colpi, cambiando per sempre il corso della sua vita. Filomena fa i conti con la morte, ma, grazie all’intervento del suo comandante, il quale riesce a fermare l’aggressore, ottiene una seconda opportunità.
Adesso ha trovato una nuova normalità in compagnia dell’uomo che l’ha salvata, con il quale ha costruito una famiglia. Grazie a questo incontro siamo riusciti a capire che queste tragedie si possono evitare/prevenire, anche se spesso non è semplice. La difficoltà nel notare dei comportamenti indicativi di una natura violenta, a causa dei sentimenti, è sempre presente. Nella maggior parte dei casi la donna sottovaluta atteggiamenti manipolatori dell’uomo, influenzata dagli stereotipi.
Filomena, però, non è un caso isolato, poiché tante donne hanno subito abusi, psicologici e/o fisici, da parte dei rispettivi partner senza aver ricevuto il giusto supporto dalle autorità e dai propri cari. Questo incontro ci ha permesso di riflettere in modo più consapevole su una realtà purtroppo ancora molto diffusa, facendoci capire quanto sia fondamentale non ignorare i segnali, anche quelli che sembrano meno evidenti.
È importante superare stereotipi e paura, imparando a riconoscere comportamenti “tossici” e ad agire tempestivamente, sia per sé stessi che per gli altri. Solo attraverso maggiore attenzione, informazione e supporto reciproco si può davvero contribuire a prevenire queste tragedie e costruire relazioni sane e rispettose.
La violenza sulle donne ed il femminicidio riguardano tutti noi: un domani potrebbe accadere a nostra figlia, a nostra sorella, a una nostra amica, a noi stesse, se donne. Nessuno può ritenersi estraneo al fenomeno. L’unico strumento a nostra disposizione è la prevenzione attraverso l’educazione e la sensibilizzazione dei più giovani nelle scuole.