Il 15 aprile, il cortile della sede 734 dell’IIS “Gaetano De Sanctis” ha fatto da cornice a un’importante mobilitazione collettiva. Al centro dell’evento, l’affissione dello striscione “Ci vogliamo vive”, un messaggio dirompente nato tra gli studenti universitari dell’ateneo romano, la Sapienza. Scossi dall’ennesimo femminicidio, avevano utilizzato pezzi di carta e cartone recuperati dai bar dell’università per dare voce a una presa di coscienza collettiva contro la violenza di genere.
L’iniziativa nasce da una forte sinergia istituzionale: è stata promossa dal Municipio XV e proposta alla Dirigente Scolastica, Dott.ssa Stefania Chimienti, dall’Assessore Agnese Rollo e da Stefania De Angelis, Presidente della Commissione Pari Opportunità. A rendere operativo questo percorso all’interno dell’Istituto è stata la Commissione per l’Educazione alla Legalità, coordinata dalla referente d’Istituto prof.ssa Francesca De Lellis e composta dai docenti membri Travia, Sepe, Iaconello e Wolken.
L’affissione dello striscione si configura come una vera e propria staffetta della consapevolezza, un percorso itinerante che mira a coinvolgere ogni plesso dell’Istituto nella costruzione di una nuova cultura del rispetto. Il messaggio, che ha già fatto tappa nelle sedi di via Serra e via Malvano, rimarrà per due settimane nell’attuale plesso 734, per poi passare il testimone alla Sede Centrale e concludere infine il suo viaggio a via Gallina. Questo percorso non è solo simbolico, serve a ricordare quotidianamente agli studenti che la scuola è il luogo dove si impara a essere ‘persone’ prima che stereotipi, promuovendo quel cambiamento e quella dignità sanciti dall’Articolo 3 della Costituzione italiana.
L’evento ha voluto segnare una netta discontinuità con le narrazioni del passato. Se un tempo l’educazione alla prevenzione si rivolgeva quasi esclusivamente alle ragazze, oggi la sfida è interpellare direttamente i ragazzi. L’invito rivolto agli studenti è quello di monitorare i comportamenti tossici tra coetanei, imparando a riconoscere e isolare segnali come il controllo eccessivo verso le proprie compagne.
L’intervento della Presidente ha messo in luce come gli stereotipi di genere siano una prigione per tutti. Se alle ragazze viene imposto un certo contegno, ai ragazzi viene spesso negata la possibilità di essere pienamente umani, obbligandoli a nascondere i propri sentimenti dietro la maschera della forza. Espressioni come “non piangere altrimenti sei una femminuccia” vengono additate come retaggi che rendono i maschi “meno umani”.
La scuola diventa quindi il luogo privilegiato dove gli studenti possiedono un valore intrinseco come persone, ben prima di diventare “cittadini ufficiali” al compimento dei 18 anni. In questo contesto, l’Articolo 3 della Costituzione – richiamato per il suo fondamentale valore sulla dignità della persona – diventa la bussola per promuovere un cambiamento che non veda maschi e femmine agire per compartimenti stagni, ma come esseri umani che si completano e sognano insieme una realtà di rispetto, uguaglianza e corresponsabilità.
Un momento particolarmente toccante della riflessione ha riguardato la rilettura dei classici, suggerendo agli studenti di analizzare criticamente i testi scolastici per scoprire come la violenza sia stata spesso normalizzata. Un esempio potente è tratto dal 21° capitolo de I Promessi Sposi, riletto attraverso la lente suggerita dallo sceneggiatore Francesco Piccolo nel suo libro Sono qui, m’ammazzi. In quel celebre incontro, la figura di Lucia, descritta inizialmente come piccola e indifesa davanti all’imponente Innominato, riesce a ribaltare i rapporti di forza con una sola frase e con il rifiuto della sottomissione. In quel momento, Lucia
“si ingrandisce a dismisura” mentre il potente si rimpicciolisce, dimostrando che la valorizzazione delle differenze e il rifiuto degli stereotipi possono cambiare radicalmente la prospettiva della realtà.
L’impegno dell’ISS “Gaetano De Sanctis” non si esaurisce con le giornate organizzate in tutte le sedi, ma continuerà attraverso l’azione della Commissione per l’Educazione alla Legalità, che proseguirà nella promozione di iniziative e momenti di confronto volti a sensibilizzare sempre di più gli studenti sul valore del rispetto e della parità. Tale “passaggio di testimone” simbolico non è solo un movimento tra plessi, ma un invito costante a non cedere agli stereotipi” e alle disuguaglianze, spingendo soprattutto i ragazzi a confrontarsi tra loro per riconoscere e isolare quei comportamenti di controllo eccessivo che spesso vengono erroneamente normalizzati. Un percorso condiviso che mira a costruire relazioni più sane, consapevoli e libere, in cui il rispetto diventi la misura concreta dello stare insieme.

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